11) Weber. Lo spirito del capitalismo.
Max Weber, dopo aver osservato le difficolt inerenti alla
definizione del concetto di spirito del capitalismo, analizza le
conseguenze storiche dell'ascesi laica protestante.
M. Weber, Die protestantische Ethik und der Geist des
Kapitalismus; in Gesammelte Aufstzen zur Religionssoziologie;
traduzione italiana, L'etica protestante e lo spirito del
capitalismo, a cura di P. Burresi, Sansoni, Firenze, 1965, pagine
99-100; 304-305.

 Nel titolo di questo studio appare il concetto, che suona un po'
pretenzioso, di spirito del capitalismo. Che cosa si deve
intendere sotto questa espressione?.
Nel tentativo di darne una definizione, si palesano subito talune
difficolt che sono inerenti allo scopo stesso della nostra
indagine.
Se si pu trovare un oggetto, per cui l'impiego di quella
espressione abbia un senso qualsiasi esso pu essere soltanto
un'individualit storica; cio un complesso di relazioni nella
realt storica, che noi dal punto di vista della sua importanza
per la storia e per la civilt, riuniamo in un unico concetto.
Ma un tale concetto storico, poich per il suo contenuto si
riferisce a un fenomeno importantissimo nel suo carattere
individuale, non pu essere definito e limitato secondo lo schema,
genus proximum, differentia specifica, ma deve essere costruito a
poco a poco dalle parti che lo compongono e che vanno tolte dalla
realt storica. La perfetta definizione concettuale non pu perci
stare al principio ma deve esser posta alla fine dell'indagine; si
paleser perci nel corso della trattazione e ne costituir
l'importante risultato, come debba formularsi nel miglior modo,
pi adeguato ai punti di vista che qui ci interessano, ci che noi
comprendiamo come spirito del capitalismo.
[...].
L'ascesi laica protestante... oper con grande violenza contro il
godimento spregiudicato della propriet, e restrinse il consumo,
in ispecie il consumo di lusso. D'altra parte essa liber, nei
suoi effetti psicologici l'acquisto di beni dagli ostacoli
dell'etica tradizionalistica, in quanto non solo lo legalizz, ma
addirittura, nel senso che esponemmo, lo riguard come voluto da
Dio. La lotta contro i piaceri della carne e l'attaccamento ai
beni esteriori non era, come attesta espressamente, insieme coi
Puritani, anche il grande apologeta del Quaccherismo, il Barclay,
una lotta contro il guadagno razionale, ma sibbene contro
l'impiego irrazionale della propriet. E questo consisteva
nell'altro apprezzamento, da condannarsi come idolatria, delle
forme ostensibili del lusso, che erano cos vicine al modo di
sentire feudale, in luogo dell'impiego voluto da Dio, razionale e
utilitario, per i fini della vita del singolo e della
collettivit. Non si voleva imporre al possidente la macerazione,
ma l'uso della sua ricchezza per cose necessarie e di pratica
utilit [...] Il pensiero che il lavoro professionale moderno
abbia un carattere ascetico non  in realt nuovo. Anche Goethe,
al culmine della sua saggezza ed esperienza della vita, nei
Wanderjahre e nella conclusione che dette alla vita di Faust, ci
ha voluto insegnare questo motivo ascetico fondamentale dello
stile della vita borghese, se questa appunto voglia avere uno
stile: che cio il limitarsi al lavoro professionale colla
rinuncia alla universalit faustiana, che questa limitazione
comporta, sia nel mondo moderno il presupposto di ogni azione
degna di stima, che azione dunque e rinuncia si condizionano
inevitabilmente a vicenda. Per lui questo riconoscimento
significava rinuncia e un addio a un tempo di piena e bella
umanit, che non si rinnover pi, nel corso della nostra civilt,
come nell'antichit non si rinnov il fiorire di Atene. Il
Puritano volle essere un professionista, noi dobbiamo esserlo.
Poich in quanto l'ascesi fu portata dalle celle dei monaci nella
vita professionale e cominci a dominare la moralit laica, essa
cooper per la sua parte alla costruzione di quel potente
ordinamento economico moderno, legato ai presupposti tecnici ed
economici della produzione meccanica, che oggi determina con
strapotente costrizione, e forse continuer a determinare finch
non sia stato consumato l'ultimo quintale di carbon fossile, lo
stile della vita di ogni individuo, che nasce in questo
ingranaggio, e non soltanto di chi prende parte all'attivit
puramente economica. Solo come un mantello sottile, che ognuno
potrebbe buttar via, secondo la concezione di Baxter, la
preoccupazione per i beni esteriori doveva avvolgere le spalle
degli eletti. Ma il destino fece del mantello una gabbia di
acciaio. Mentre l'ascesi imprendeva a trasformare il mondo e a
operare nel mondo, i beni esteriori di questo mondo acquistarono
una forza sempre pi grande nella storia. Oggi lo spirito
dell'ascesi  sparito, chiss se per sempre, da questa gabbia. Il
capitalismo vittorioso in ogni caso, da che posa su di un
fondamento meccanico, non ha pi bisogno del suo aiuto. Sembra
impallidire per sempre anche il roseo stato d'animo del suo
sorridente erede, l'Illuminismo, e come un fantasma di concetti
religiosi che furono, si aggira nella nostra vita il pensiero del
dovere professionale.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume I, pagine 381-383.
